Un Venerdì qualunque

Venerdì.
Un Venerdì qualunque in cui tutto e nulla può accadere.
Solo che io sono nervosa, su di giri, inquieta.
Sono giorni che non ti fai vivo.
Quanto odio sentire la tua mancanza che mi si appiccica sulla pelle.
Il vuoto roboante che mi intontisce e non mi fa provare niente.
Ci sono momenti in cui vorrei strapparmi questa maschera dal volto
e mostrare la mia deformità al mondo.
Decido di uscire.
Quattro passi in questa splendida, calda notte estiva.
Faccio di tutto per non pensarci.
Ci provo a non pensare.
"Ti manca la Mia voce..."
Ci provo a non pensare.
"Ci sono, anche quando non mi senti..."
Ci provo a non pensare.
"Giochiamo a essere normali..."
Lo so.
Lo so che la normalità è non sentirti,
che la normalità è racchiusa in tutte quelle piccole capsule che ingoio,
che la normalità è sapere che sei lì con me, nascosto dietro al buio.
La normalità è farli contenti tutti, spegnendo l'unica parte di me che è vera,
lasciando che il mio mostro scivoli via,
lasciandoti scivolare dentro ai buchi neri della mia anima.
Mi serve un bar, qualche bevuta, anestetizzare i pensieri, intorpidire la coscienza.
Ho bisogno di berci su.
Quante strane creature si incontrano di notte?
"Quante ne fai entrare nella tua vita per colmare il vuoto delle mie assenze?"
...
Attrazione, similitudine, forse, in quello sguardo languido che usa per attirarmi a se.
La sua voce cola sulle mie voglie come cera liquida.
"Sulle nostre voglie..."
Mi ritrovo a desiderarla, senza pensare, senza timore,
"senza ritegno..."
Non c'è bisogno di parole.
Le nostre solitudini si stanno già accarezzando.
"Senza bisogno di parole..."
Mugolii lamentosi, carezze spinte, dita fameliche alla ricerca del tesoro umido, caldo, fremente.
Le afferro i capelli strattonandola.
Lei spalanca gli occhi sul mio sorriso.
"Sii spietata..."
Si apre a me.
Allarga le sue gambe al mio volere e si lascia possedere.
Le rigo la pelle abbronzata dei fianchi con le unghie mentre si dimena.
"Falle male..."
Quanta violenza che non so controllare.
La guardo contorcersi, la sento venire.
"Non ti importa un cazzo di lei..."
Non mi importa...
"Prendila come si prendono le donne, con la lingua, le dita, la pelle. Con tutta la pelle..."
Salgono orgasmi come una marea che cresce, si espande, invade, torna a scendere e poi risale ancora e ancora fino a lasciarla senza fiato.
"Falla godere..."
...
Venerdì.
Un Venerdì qualunque in cui tutto e nulla può accadere.
Resti con me?
"No."
Quattro passi all'aperto.
La notte, l'aria, le stelle e una scopata.
Torno a casa da sola.
"Non sentirti mai sola..."
Sono meno inquieta di prima.

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