La tempesta, la quiete...la mia vita
E' la quiete dopo la tempesta che non posso sopportare.
Perché durante l'uragano il caos governa i miei istinti,
regola la mia lotta.
Le emozioni si innalzano spazzate dal gelido vento che le sferza
come i tetti delle case, le auto, i cartelli stradali divelti dalla loro dimora.
Mentre intorno regna la paura
e le acque si gonfiano sommergendo ogni cosa
io combatto, paro i colpi che arrivano da ogni direzione.
La mia mente, ottenebrata dalla battaglia, si impedisce di ragionare,
razionalizzare, fare la conta dei danni.
Tutti i miei sensi sono acuiti dalla guerra.
Ma la quiete che giunge dopo il violento dibattersi
apre ferite dolorose da sopportare.
Quando l'anima si aggira nella desolazione,
in mezzo ai resti e alle macerie,
non riesco neanche a piangere.
E guardare avanti non serve, non basta.
Dopo ogni scontro, esaurita la mia furia,
resta in piedi solo la mia anima imprigionata in un corpo stanco.
Resto a lungo nel vuoto silenzio in cui mi abbandono
ad ascoltare il mio lento respiro,
seguendo il calmo battito del mio cuore sollevato dalla tregua che arriva.
C'è un preciso momento,
mentre la luce in fondo al sentiero mi paralizza
e l'oscurità torna a nascondersi
nei recessi della mia mente,
in cui mi chiedo se ho mai voluto un'altra vita...
...Non sono capace di essere null'altro che me stessa.
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