Velluto verde salvia
Velluto verde salvia
Sono stanca... L'inverno è entrato in casa. Sento quel tepore tiepido, quasi piacevole, diffondersi sul mio bracciolo. Presto diventerà un calore infernale, lo so. È sempre la stessa storia, anno dopo anno, intrappolata tra questo camino e il maledetto tavolo da tè.
Quando è stato? Lo scorso inverno? No, quello prima. Un tizzone ardente. È saltato sul mio velluto, sul mio bellissimo velluto verde salvia. Un pungolo bruciante che affondava inarrestabile, divorando il mio bracciolo. Ho rischiato di finire incenerita. E loro? Hanno fatto qualcosa per coprire quel brutto buco? Certo che no. Una vecchia poltrona non merita tanta considerazione, non è vero?
Decenni. Li ho sostenuti, li ho avvolti nel mio caldo abbraccio, ho vegliato sui loro pisolini pomeridiani. E perché mai avrebbero dovuto preoccuparsi di me? Mai una protesta, mai un cedimento sotto il peso di... di quei corpi. Mai, nemmeno una volta, i miei graziosi piedini di ferro battuto hanno traballato. E cosa fanno in cambio? Adottano un gatto. Un maledettissimo micio randagio. Ciuffi di pelo svolazzanti si impigliano nella mia trama. Un'agonia. Altri al mio posto avrebbero ceduto, ma io no. Sono rimasta al mio posto, solida, paziente. Persino quando quel pestifero gatto ha piantato i suoi artigli appuntiti nel mio velluto, strappando fili, lacerando la stoffa.
Il mio velluto una volta era morbido, lucido e soffice. Ora, macchie di unto lo infestano, rovinando tutto. I ragazzini. Mocciosi viziati con le mani sudice. Dovrebbe esserci una legge che vieti ai nipoti di sporcare le poltrone. Sento qualcosa che mi punge tra la spalliera e il cuscino, scommetto che sono briciole di pane. Dannati marmocchi. L'altro giorno, il più piccolo si è messo a saltare sul mio cuscino. Con le scarpe, sì, con le sue sporche scarpine da ginnastica. Oh, come rideva…
Non esiste più l'educazione di una volta. La mia vecchia padrona... lei sì che era una donna d'altri tempi. Ero così bella quando mi portò in questa casa. Lisciava il mio velluto tutte le mattine, con una carezza gentile, sempre nella stessa direzione. Le setole della spazzola rimuovevano la polvere, lasciandomi brillante e pulita. Oh, lei li avrebbe sculacciati per bene, quei mocciosi, se avessero osato insozzarmi con le loro dita appiccicose. E il suo corpo... quanto era lieve il suo corpo! Una piuma che si adagiava sul mio cuscino. Sotto il suo peso, sentivo solo una vibrazione impercettibile, il suo ronfare delicato... Era così bello sentirla dormire.
Poi se n'è andata. Un giorno di primavera. Dormiva così serenamente tra i miei braccioli quando sono arrivati degli estranei a sollevarla. Non è più tornata. A rimpiazzarla è arrivata una delle figlie, e lei... mi ha trascinata da una stanza all'altra. Ho rischiato di rimetterci i miei piedini. E poi? Mi ha piazzata di fianco al camino. Ha urlato, quella, quando ho preso fuoco, ma non per me! E il marito... ha tirato un bicchiere d'acqua sul... sul mio velluto verde salvia. Accidenti a lui.
Sua figlia è pesante, e ogni volta che si siede sento un cigolio smorzato, una supplica di aiuto che si libera dalle mie molle. Il suo sedere è un peso insopportabile sul mio cuscino.
Il calore sta aumentando. Tremori invisibili percuotono il mio bracciolo arroventato, mentre scintille luccicanti danzano come lucciole nella grande bocca scura del camino. Si fa sera in questo spazio opprimente. Una nebbia densa comincia a ottenebrarmi la mente, i pensieri sbiadiscono… sto crollando… sono stanca…

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