Non Capisci Ciò che Leggi?


5 Verità Scomode sull’Analfabetismo Funzionale in Italia

Ti è mai capitato di non sentirti capito?

Ti è mai successo, soprattutto online, di provare a fare un discorso articolato e di sentirti rispondere con una volgarità, una semplificazione estrema o, peggio ancora, di capire che il tuo interlocutore non ha afferrato nulla di ciò che hai detto? Se hai la sensazione che "non ci capiamo più", che sia diventato quasi impossibile avere una conversazione complessa senza che degeneri, non sei solo.

Analfabetismo funzionale

Questo fenomeno diffuso ha un nome clinico: analfabetismo funzionale. Non è un problema di pochi, ma una condizione che investe la vita di tutti noi. Questo articolo esplora cinque verità sorprendenti e contro-intuitive su questo tema in Italia, per andare oltre i luoghi comuni e capire davvero di cosa stiamo parlando.

1. Non è non saper leggere: Colpisce anche chi ha un diploma o una laurea.

Il primo e più importante equivoco da chiarire è che l'analfabeta funzionale non è una persona che non sa leggere e scrivere. Quella condizione si chiama "analfabetismo strumentale" e, fortunatamente, riguarda una minoranza esigua in Italia (poco più di 350mila persone secondo l'Istat).

L'analfabetismo funzionale è qualcosa di più sottile e pervasivo. Secondo la definizione ufficiale dell'UNESCO, risalente al 1984, un analfabeta funzionale è una persona incapace di:

“comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

In altre parole, si sa decifrare le lettere, ma non si riesce a comprendere davvero il significato di un testo, a valutarlo criticamente e a usarne le informazioni. L'aspetto più sconcertante è che, come emerge da diverse analisi, questo fenomeno non è affatto confinato a chi ha un basso livello di istruzione. Al contrario, è diffusissimo anche tra chi possiede un diploma e, in molti casi, persino una laurea.

2. Non è una "crisi dei giovani", anzi: I dati smentiscono i luoghi comuni.

Un altro luogo comune vuole che l'analfabetismo funzionale sia una "crisi" recente, un'emergenza in peggioramento causata principalmente dalle nuove generazioni. I dati, però, raccontano una storia molto diversa.

Secondo le rilevazioni internazionali dell'OCSE, la situazione in Italia non è di crisi, ma di stagnazione o, al più, in moderato miglioramento. La vera sorpresa è un'altra: a migliorare la media nazionale sono proprio i giovani che ancora studiano. I dati sono eloquenti: la metà dei giovani tra 16 e 24 anni che studiano raggiunge il livello 3 (cioè la capacità di comprendere testi complessi), mentre la quota scende al 23% tra i coetanei che lavorano e crolla al 18% tra i Neet (giovani che non studiano e non lavorano).

Il problema, quindi, non sono i giovani in sé. Il dato evidenzia piuttosto un fenomeno noto come "analfabetismo di ritorno": la condizione di chi, pur avendo acquisito le competenze necessarie, finisce per perderle una volta interrotto il percorso formativo, per mancanza di un allenamento costante delle proprie capacità critiche.

3. La colpa non è (solo) della scuola: È una questione di disuguaglianza.

È facile e comodo addossare tutta la colpa al sistema scolastico, ma le radici dell'analfabetismo funzionale sono molto più profonde e complesse. Si tratta di un fenomeno multifattoriale, strettamente legato al contesto socio-economico.

I dati mostrano che a rischiare di più sono le persone che appartengono alle fasce deboli della popolazione, che vivono in zone con pochi servizi, scarsi spazi di aggregazione e forti divari geografici, come quello tra Nord e Sud Italia. Come sottolineava il grande linguista ed ex ministro dell'Istruzione Tullio De Mauro, l'analfabetismo funzionale è uno dei più gravi ostacoli che bloccano l'ascensore sociale.

Non padroneggiare parole e numeri significa avere difficoltà a inserirsi attivamente nella società e a collocarsene ai margini. La triste realtà è che, ancora oggi, il tessuto sociale a cui si appartiene rischia di contare più del talento e della buona volontà.

4. La tecnologia non è il vero nemico. Il problema è l'abuso della superficialità.

Smartphone e social media sono spesso indicati come i principali colpevoli. In realtà, il problema non sono gli strumenti in sé, ma il loro abuso. Si cade così nel paradosso del nostro tempo: scriviamo moltissimo, soprattutto sui social, ma leggiamo pochissimo, dimenticando che per scrivere bene è fondamentale aver letto molto.

Questo accade perché abbiamo sviluppato l'abitudine non a una lettura profonda, ma a "leggiucchiare". Sui dispositivi mobili scorriamo i titoli, cogliamo frasi qua e là, assorbiamo spezzoni di nozioni. L'abitudine a fruire di contenuti in modo veloce e frammentato ha provocato una generale disabitudine alla lettura profonda e concentrata, alimentando una cultura superficiale e incompleta.

5. La cura è semplice da dire, ma profonda da applicare: Leggere.

Se le cause sono complesse, la soluzione principale indicata da tutte le fonti è, nella sua essenza, semplice: leggere libri.

Leggere non è solo un passatempo culturale, ma un vero e proprio allenamento mentale e civico. Come osserva un commentatore culturale sul canale YouTube "Broken Stories", la lettura "educa la propria mente a stazionare su un concetto, a rallentare, a prendere in considerazione altre visioni della realtà". Leggere un libro richiede attenzione e concentrazione, facoltà che la fruizione veloce dei contenuti digitali atrofizza.

In particolare, leggere narrativa aiuta a sviluppare l'empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri e di comprendere prospettive diverse dalla nostra. È un esercizio fondamentale per diventare cittadini più consapevoli e persone più complete, capaci di abitare un mondo complesso senza rifugiarsi in risposte semplicistiche. Come scrisse meravigliosamente Gianni Rodari:

“Tutti gli usi della parola a tutti – scriveva Gianni Rodari nella Grammatica della Fantasia – mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico; non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.

Conclusione: Una scelta di consapevolezza

L'analfabetismo funzionale non è un fallimento individuale, ma un problema sociale complesso, nutrito da disuguaglianze e abitudini di distrazione. Combatterlo significa investire in un'istruzione più inclusiva, ridurre le disparità economiche e, a livello personale, recuperare il valore del tempo e della concentrazione.

Significa, in fondo, fare una scelta consapevole per tornare a essere persone istruite e non "capre digitali". La domanda finale, quindi, è per tutti noi: in un mondo che corre sempre più veloce, siamo ancora disposti a spegnere lo smartphone per aprire un libro?

Ora dimmi: a te piace leggere? Fammi sapere quale genere di letture preferisci, scrivilo nei commenti.

Se vuoi restare in contatto con me clicca QUI Trovi tutti i miei contatti social.


Fonti:
https://youtu.be/9FrVhD7sloo?si=PZwz374ciQCOQUf9
https://lavialibera.it/it-schede-1003-analfabetismo_funzionale
https://www.growell.it/cose-lanalfabetismo-funzionale-riguarda/
https://pennablu.it/leggere-contro-analfabetismo-funzionale/

Commenti

Post popolari in questo blog

Non una passione, ma un multiverso: come gestire le tue passioni senza perdere la testa

​​​L'Importanza Inestimabile di una Routine di Scrittura: Imparare da Virginia Woolf

Il Regno Segreto dei Funghi: Una Battaglia Millenaria tra Purezza e Oscurità