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Orazio e il pettine misterioso

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Orazio camminava sul bagnasciuga. Le onde lambivano svogliate i suoi piedi nudi. Schizzi d’acqua accompagnavano gli schiamazzi festosi dei bambini sulla riva. Di tanto in tanto uno spruzzo colpiva la sua pelle arroventata, l’uomo sussultava. L’acqua era un brodo salato, il sole martellava incurante i corpi semi nudi dei tantissimi bagnanti che si spalmavano sopra i teli sgargianti come balene spiaggiate. Un panama immacolato nascondeva i suoi radi capelli. Assorto nei suoi pensieri, Orazio sentiva scendere Il sudore dalle sue tempie in grosse gocce copiose. La sua pelle, unta da un generoso strato di crema solare, aveva comunque preso un vivace colore aragosta. Il poverino si sentiva bruciare, un crostaceo tuffato nell’olio bollente: era questo il suo pensiero. Arrivato nei pressi del molo l’uomo era stanco, la strada del ritorno gli appariva come un supplizio divino. Ricordò le parole del suo medico condotto: lo esortava a godersi una lunga vacanza al mare, respirare aria salubre, sti...

Passi nel buio

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Un suono acuto, prolungato e intenso coprì il rumore di passi affrettati, il chiacchiericcio, il concerto di suoni acustici per la via. Saverio ascoltò l’ululato familiare della sirena che chiudeva la giornata. Erano passati trentanove anni dalla “Guerra Rossa”: il grande conflitto mondiale che aveva visto la totale sconfitta del genere umano. Era stata una guerra batteriologica. Tutti contro Tutti. Il proliferare di armi chimiche sempre più distruttive non era stato un deterrente agli scontri. La pace sopraggiunse con il lancio di missili che scaricarono sul pianeta intero la loro finissima polvere rossa su ogni cosa. Quello fu l’ultimo colore che gli uomini videro. Saverio Monti faceva parte della prima generazione terrestre ad aprire gli occhi in un mondo buio; a crescere senza sapere quale fosse l’aspetto di sua madre, a dover imparare a vedere con il tocco, l’olfatto e le orecchie. Una cosa così naturale per lui, nato senza luce nelle pupille. Eppure ricordava la malinconia di suo...

Velluto verde salvia

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  Velluto verde salvia Sono stanca... L'inverno è entrato in casa. Sento quel tepore tiepido, quasi piacevole, diffondersi sul mio bracciolo. Presto diventerà un calore infernale, lo so. È sempre la stessa storia, anno dopo anno, intrappolata tra questo camino e il maledetto tavolo da tè. Quando è stato? Lo scorso inverno? No, quello prima. Un tizzone ardente. È saltato sul mio velluto, sul mio bellissimo velluto verde salvia. Un pungolo bruciante che affondava inarrestabile, divorando il mio bracciolo. Ho rischiato di finire incenerita. E loro? Hanno fatto qualcosa per coprire quel brutto buco? Certo che no. Una vecchia poltrona non merita tanta considerazione, non è vero? Decenni. Li ho sostenuti, li ho avvolti nel mio caldo abbraccio, ho vegliato sui loro pisolini pomeridiani. E perché mai avrebbero dovuto preoccuparsi di me? Mai una protesta, mai un cedimento sotto il peso di... di quei corpi. Mai, nemmeno una volta, i miei graziosi piedini di ferro battuto hanno traballato. E ...

Le Vampire

Toi qui, comme un coup de couteau,  Dans mon cœur plaintif es entrée ; Toi qui, forte comme un troupeau De démons, vins, folle et parée, De mon esprit humilié Faire ton lit et ton domaine ; - Infâme à qui je suis lié Comme le forçat à la chaîne, Comme au jeu le joueur têtu, Comme à la bouteille l'ivrogne, Comme aux vermines la charogne, - Maudite, maudite sois-tu ! J'ai prié le glaive rapide De conquérir ma liberté, Et j'ai dit au poison perfide De secourir ma lâcheté. Hélas ! Le poison et le glaive M'ont pris en dédain et m'ont dit : " Tu n'es pas digne qu'on t'enlève À ton esclavage maudit, Imbécile ! - de son empire Si nos efforts te délivraient, Tes baisers ressusciteraient Le cadavre de ton vampire ! " [Charles Baudelaire]

Al diavolo

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Oh!... I vostri sguardi così attoniti, così increduli difronte all'esplodere della mia ira! Io, quella sbagliata. Io, quella empia. Io, il cattivo esempio su cui riversare tutto il vostro perbenismo... Ipocriti. Siete tornati a cercarmi con la vostra espressione contrita e le bocche piene di scuse. Coi vostri cuori aridi e deserti avete tentato di riportarmi all'ovile. Ma il cancello è aperto e la pecora nera scappata. Trovatene altri da vessare con le vostre ingiuriose etichette! Il pilastro è crollato. La struttura vacilla, picchettata alla meno peggio da un'armatura di false promesse. Non tornerò sui miei passi. Non abbasserò la testa. Non permetterò che mi si umili, offenda, derida. Non fingerò di essere ciò che non sono. Semplicemente basta.

Amanti

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L'estate è la stagione del riposo per me e tu lo sai. I sensi si acquietano, sonnolenti e svogliati, cadono in un letargo soave schiacciati dal caldo prepotente. Non ho voglie, pulsioni, passioni. Il caldo mi annebbia e mi ristora anche, la mia vita si appiattisce. Perde di intensità quel desiderio di orrore al quale corro incontro per il resto dell'anno. In estate, la carne scoperta, il sole che accarezza la pelle, il tempo libero in eccesso non hanno potere su di me. Perché Tu parti in estate e io vivo sospesa nell'attesa del tuo rientro. E' così che è iniziata questa estate nuova. Per un po' è andata e l'ho lasciata andare sperando che passasse in fretta, per un po'... Sì, sì. Non ti nego di aver frequentato, di tanto in tanto, Occhi Scuri. Cosa vuoi? Dovevo pur far passare il tempo in qualche modo e lui, lui... E' così trascinante lui. Il nostro rapporto si è affinato, si è evoluto. Lui è divenuto una sorta di confidente, l'amante segret...

La fatina dorata

C'era una volta, in un bosco incantato, una fatina dal vestito dorato. Ogni creatura del boschetto fatato, teneva nel petto un cuore innamorato. La bella fatina nel suo vestito dorato, inondava d'amore tutto il creato. Un giorno arrivò nel boschetto, furtivo, uno gnomo bitorzoluto e cattivo. La sua intenzione, malvagia e oltraggiosa, era di prender la fatina come sua sposa. Il cielo stellato venne oscurato dall'animo nero dello gnomo sciagurato. La fatina sdegnata fu catturata e senza pietà fu deportata. Nell'antro buio, dove lo gnomo abitava, la triste fatina se ne stava. Tutte le faccende di gran lena sbrigava e pranzi e cene di continuo preparava. Nel bel boschetto non c'era più amore, ogni creatura affogava nel dolore. Un giorno un elfo, che tra gli arbusti si trovava a passare, fu commosso dal tanto penare. Di corsa l'elfo decise di andare dalla triste fatina per poterla salvare. Arrivato nell'antro si fece coraggio e affrontò l...